Dopo moltissimo tempo dal primo appuntamento ritorna a trovarmi in studio una cliente.
Ci tiene “a confessarmi” subito il motivo della sua sparizione: LA PAURA di GUARDARE LA VERITA’.
Mi racconta di essere rimasta scioccata dal nostro primo incontro: perché con la guarigione spirituale che aveva ricevuto erano emerse delle consapevolezze che riconosceva essere vere ma che faticava ad accettare poiché ribaltavano le ASPETTATIVE del suo ego.
Per paura di prendersi la responsabilità di cambiare la sua vita aveva preferito rinunciare al lavoro insieme.
Mi dice che aveva poi deciso di rivolgersi ad un’altra professionista delle relazioni d’aiuto.
Che l’abbracciava tutte le volte che la incontrava.
Che dopo le sessioni le mandava sms per sapere come stava.
Che era disponibile per lei h24 su 24.
Che attraverso i suoi “talenti magici” le suggeriva le scelte più opportune per lei.
Con lei ovviamente si sentiva bene, e tanto rassicurata.
Ma dopo alcuni mesi di questa pace, il suo disagio interiore era emerso nuovamente e questa volta con più aggressività.
Si era quindi decisa a tornare sui suoi passi con la determinazione di PRENDERSI LA RESPONSABILITA’ di lavorare su se stessa per guarire.
Questa storia mi porta a fare alcune considerazioni.
Succede di non essere consapevoli di cercare nel terapeuta, nel counselor, nel maestro, il genitore perfetto che non abbiamo avuto. Cerchiamo una figura che possa colmare i bisogni che nostra madre o nostro padre -dal nostro punto di vista- non hanno soddisfatto durante la nostra crescita.
Se quindi dall’altra parte non c’è un professionista serio, con una maturità deontologica, che sappia mettere dei confini sani, il rischio è di trovarsi impantanati in una relazione di co-dipendenza che non porta da nessuna parte.
Ben venga l’abbraccio che crea empatia umana ma le continue attenzioni verso il cliente sono sintomo di insicurezza se non di controllo narcisistico da parte del terapeuta.
Ricordo l’esperienza di una cara amica che aveva deciso di interrompere la relazione terapeutica con il suo analista.
Era andata in studio per comunicargli la sua decisione e si era scontrata con la resistenza del professionista che aveva poi iniziato a “perseguitarla” con telefonate per convincerla a riprendere la terapia.
Ancora più pericolosa è la dipendenza che il terapeuta crea attraverso il ricorso ai suoi “talenti speciali”.
Chiaroveggenza, telepatia, medianità ecc…sono DONI SACRI e PREZIOSI quando sono messi (questo è il mio parere) umilmente al servizio dell’evoluzione della persona.
Se la conducono a guardare la situazione da una prospettiva più grande, a comprendere la lezione di consapevolezza che è racchiusa nella prova.
Lasciandole poi la libera e completa responsabilità della scelta.
Se invece questi doni vengono usati per dare spettacolo di sé, per nutrire l’ego del cliente o peggio, per condizionare il suo libero arbitrio, è evidente che non c’è possibilità di crescita.
C’è solo manipolazione.
Mi capita di incontrare persone che, senza rendersene conto, sono energeticamente interferite dal professionista a cui si rivolgono. Me ne accorgo anche perché quando esprimo il mio sentire sulla tematica che vorrebbero sciogliere, si irrigidiscono e ribadiscono la “verità” a cui si sono aperti attraverso l’esperienza speciale che hanno vissuto.
Di fatto non si danno il permesso di aprirsi ad altri livelli di consapevolezza e soprattutto di SENTIRE se quella verità rivelata effettivamente risuona in profondità con il loro essere.
Dipendono.
Ogni loro scelta di vita è subordinata al “consulto” con il professionista.
Anche per decidere se scegliere tra un fidanzato e l’altro ricorrono ai Maestri e alle Guide…
Buon karma a tutti!