Le persone che portano davvero la propria madre nel cuore sono rare.
Si riconoscono perché vivono la vita fluidamente e perché conoscono l’abbondanza in tutte le sue forme: amore, professione, denaro, successo.
Queste persone hanno accettato la propria madre così come era, umilmente e senza giudizio, e anche se si sono allontanate per seguire la propria strada, sono rimaste collegate a lei come fonte della vita e ricevono continuamente il suo nutrimento.
La madre e il suo campo sono indispensabili per la propria sopravvivenza, la propria vita e la propria evoluzione.
Coloro che la criticano, la giudicano, la sminuiscono o l’accusano di non essere stata perfetta, sono destinati a perdere la madre. E così anche l’amore che li ha creati e che ha trasmesso loro la vita, non può più scorrere.
Succede allora che la sorgente della vita si secca, la forza vitale lentamente si esaurisce e arriva la malattia.
Ognuno di noi ha in sé la propria madre: veniamo da lei, siamo stati nel suo ventre per nove mesi, ogni nostra cellula è intrisa di lei.
Quando la giudichiamo, GIUDICHIAMO NOI STESSI.
Quando la critichiamo, CRITICHIAMO NOI STESSI.
Quando invece la accettiamo con rispetto, umiltà e gratitudine, allo stesso modo accettiamo ed accogliamo noi stessi.
Quando amiamo nostra madre così come è, quando amiamo la vita per come ci è stata donata da lei (e da nostro padre) possiamo dire di amare anche noi stessi.
Solo questo amore ha un futuro.