Ritorno alle origini

Aprile-Luglio 2012

 Isola di Pasqua – Cile – Argentina – Bolivia – Perù 

Ad oggi questo rimane per me “il viaggio dei viaggi”: un viaggio dell’anima, predetto da un Maestro come viaggio di importante risveglio e apertura spirituale. Quattro mesi in Sud America, con un biglietto aereo di sola andata e senza un programma prestabilito. Un viaggio lento, a contatto diretto con la gente del posto, facendo importanti “incontri del destino”.

1° Tappa: L’isola di Pasqua – Cile

Una piccola isola vulcanica sperduta nell’oceano pacifico. Un paradiso naturale di vulcani e scogliere che è un tempio a cielo aperto. In nessun altro luogo al mondo succede di camminare tra enormi altari di pietra e gigantesche statue antropomorfe dai tratti polinesiani, i Moai. Sono presenze quasi soprannaturali, avvolte nel mistero di una antica civiltà scomparsa. Qui, dove il turismo di massa non è arrivato, siamo stati ospiti di una famiglia locale e ho avuto il privilegio di ascoltare le leggende di quest’isola raccontate da nonna Loue, una donna medicina esperta erborista.

2° Tappa: Cile del Nord – Bolivia 

Una stretta striscia di terra sconfinata con vette vertiginose e paesaggi che cambiano in continuazione: questo è il mio ricordo del Cile.
Da Santiago abbiamo percorso in bus la Ruta Panamericana che costeggia l’oceano, diretti a nord.
Per un’allerta tsunami ci siamo spostati verso l’interno, scoprendo così un luogo magico, la Valle del Elqui. Questa fertile vallata vanta il cielo più limpido di tutto il pianeta da cui osservare, non senza commozione, la volta celeste. E ospita anche una variegata comunità di scienziati, astronomi e ricercatori di tutto il mondo, richiamati qui dagli avvistamenti ufo. Nella zona ci sono infatti siti con incisioni rupestri che risalgono a 5000 anni fa e che rappresentano oggetti volanti e insoliti umanoidi. Tappa successiva, San Pedro di Atacama. Surreale, quasi alieno, lo spettacolo del suo arido deserto, a oltre 2.500 metri di altezza. Il paesaggio circostante lascia senza fiato: lagune colorate abitate dai fenicotteri si alternano alle cime innevate di vulcani, agli sfondi lunari di gayser e pozze geotermali.
Dal Perù, sfidando l’alta quota degli altipiani della Cordigliera, siamo entrati in terra boliviana per vedere il Salar de Uyuni, la più grande distesa salata di tutto il pianeta: un paesaggio quasi lunare, unico al mondo.
Tappa successiva: l’Argentina.

3° Tappa: Argentina del Nord – Buenos Aires

Il Nord argentino, il cuore delle Ande. Lungo il tragitto, che si inerpica sulle montagne, si scoprono tranquilli puebli adagiati tra i vigneti, dove è piacevole fermarsi e scoprire le tradizioni dei moderni latifondisti, eredi dei conquistadores spagnoli. Qui si concentrano importanti insediamenti pre-colombiani (come Quilmes), testimonianza della lotta e della resistenza indigena contro la conquista spagnola. Tra le  città coloniali, merita Salta. Da visitare il suo Museo Archeologico che è testimonianza delle tradizioni delle popolazioni pre-colombiane: qui sono conservate le mummie di quattro bambini sacrificati alle divinità più di 500 anni fa e rinvenute sotto i ghiacci perenni del vulcano Llullaillaco in territorio argentino. Scendendo verso sud la strada si fa ancora più difficoltosa e il paesaggio diventa ancora più arido ma vale la pena fare trekking in alcuni degli spettacolari canyon della zona. (Quebrada de la Flechas e Desierto del Diablo). Ultima tappa, sempre in bus, l’istrionica capitale, Buenos Aires. 

4° Tappa: Perù 

Un ritorno nei luoghi della mia iniziazione al “sentiero andino”. La commozione è arrivata subito quando, dall’aereo sopra Cuzco,  ho rivisto le cime delle Ande sbucare tra le nuvole. Abbiamo trascorso qualche giorno nell’antica capitale dell’impero inca, immergendoci nei festeggiamenti che per tradizione preparano l’Inti Raymi, la Festa del Solstizio d’Inverno. In questa atmosfera è avvenuto un incontro per me cruciale, quello con Nada, uno sciamano. Con la sua visione Nada ha tracciato il mio cammino, indicandomi i luoghi di potere dove era importante che mi recassi, come Tiahuanaco. Da Cuzco poi, abbiamo attraversato i siti della Valle Sagrada e preso il treno per Aguas Calientes, ai piedi di Machu Pichuu.
Siamo saliti alla città sacra all’alba, nel momento ideale per fare tutti i rituali di connessione agli spiriti del luogo e dedicarci ad una visita senza fretta.
Il giorno dopo abbiamo affrontato l’arrampicata sul Huayna Picchu, la montagna a forma di piramide che protegge a nord la città. La via per salire è un antico cammino iniziatico: impervio, scavato nella roccia a precipizio sulla vallata, termina con un tunnel buio che si può attraversare solo strisciando. E’ un cammino che abbiamo fatto con tanta presenza e consapevolezza….La ricompensa è stata sbucare tra le rocce di un tempio sul tetto del mondo:  qui vedi Machu Picchu dall’alto, sei avvolto dalle nuvole e ti sembra di toccare con le mani le cime delle montagne. Il nostro viaggio è poi proseguito verso sud in direzione del Lago Titicaca uno dei luoghi più sacri di tutte le Ande, perché culla della civiltà Inka. Passando da Puno per visitare la necropoli di Sallustani con le particolari tombe a forma di torre, siamo arrivati a Copacabana, in terra boliviana, per imbarcarci verso l’Isla del Sol.

5° Tappa: Bolivia

Abbiamo trascorso diversi giorni prima sull’Isla del Sol e poi sulla Isla della Luna, ospiti di famiglie locali. Abbiamo condiviso con loro momenti di quotidianità, assaporando l’atmosfera mistica del posto. Su queste isole ci sono importanti rovine Inka: in particolare sulla Isla della Luna si trovano i resti di un palazzo dedicato alle Vergini del Sole, le donne che venivano iniziate ai culti lunari per essere ammesse alla corte imperiale. Una volta ritornati sulla terra ferma ci siamo diretti verso le rovine di Tiahuanaco, antica capitale di una civiltà preincaica. Nascosta tra le montagne a quasi 4.000 metri, l’abbiamo raggiunta con un vivace bus locale, seguendo l’invito di uno sciamano di Cuzco, Nada, che mi aveva detto: “E’ la città dei nostri Padri. Non puoi perdertela”. Qui abbiamo avuto il privilegio di essere ospiti della famiglia di un altro sciamano, Don Viktor che non solo ci ha accompagnato a visitare i monumenti di questa città ma ci ha anche coinvolti nei rituali di purificazione e connessione agli spiriti del luogo. 

Ultima tappa del nostro cammino boliviano, La Paz, la “formicolante” capitale che si trova a 3.600 metri di altezza. Qui capisci perché la Bolivia è chiamata il Tibet del Sudamerica; un paese con una popolazione a maggioranza indigena (Aymara e Quechua) ancora profondamente legata alle antiche tradizioni. E’ stata un’esperienza indimenticabile immergersi nel Mercado de Las Brujas, il quartiere dove i curanderi, sciamani e stregoni locali vanno per comperare erbe mediche, amuleti e oggetti vari per i loro rituali. 

6° Tappa: Perù

Rientrati in territorio peruviano, abbiamo fatto tappa ad Arequipa: per riposarci e darci il tempo di elaborare le emozioni del nostro viaggio prima di fare ritorno in Italia. In questa tranquilla e piacevole città coloniale di pietra bianca, tutta circondata da alti vulcani e verdi vallate, è però avvenuto un altro incontro “casuale” che ha cambiato i nostri piani. Un professore universitario incontrato in hotel ci ha parlato in modo  entusiastico delle imponenti rovine di Caral, la città più antica di tutta l’America Latina. E noi abbiamo deciso di visitarla. Da Lima, lungo una strada disagevole, ci siamo addentrati nella valle di Supe e lì, dopo aver persino guadato un fiume, l’abbiamo trovata, monumentale e isolata nel nulla. La sensazione è di trovarsi in un’altra dimensione: in un paesaggio abbacinante abbiamo passeggiato tra enormi piramidi con scalinate e piattaforme, tra piazze circolari e anfiteatri con focolari cerimoniali dove sono stati trovati i resti di strumenti musicali e statuette femminili risalenti a 5000 anni fa! Tutto parla di una civiltà misteriosa e super evoluta per conoscenze scientifiche, tecnologiche e architettoniche, scomparsa, come tante altre nelle Ande, nel nulla.