I Segreti Familiari: il silenzio che si fa sentire

Sappiamo che i segreti, le esperienze non dette e tutto ciò che non è stato emotivamente elaborato dai nostri antenati non si dissolve alla loro morte. Al contrario rimane nel campo familiare e si trasmette ai discendenti.

Queste memorie emotive non vengono trasmesse in modo consapevole o attraverso un racconto esplicito. Esistono nel campo come un codice silenzioso, una presenza invisibile che agisce a livello inconscio, influenzando i comportamenti, i sogni, le relazioni, i sentimenti, anche i sintomi fisici di una persona senza un’origine apparente.

Il fantasma nella cripta

La Psicogenealogia parla di questo fenomeno come del “fantasma nella cripta”.

Dove per fantasma non si intende un’entità reale, ma piuttosto una presenza simbolica che incarna l’eredità emotiva che non è stata metabolizzata. E che attende di essere riconosciuta.

Il fantasma prende forma quando un membro della famiglia vive un evento tragico, doloroso e non ne parla con nessuno, non lo rivela. Lo fa  magari per il senso di colpa, la paura del giudizio, la vergogna o anche per proteggere qualcuno.

Quell’individuo seppellisce l’evento vissuto e tutte le emozioni che non hanno trovato parola in un luogo interiore profondo, la cripta appunto, spesso per proteggersi dal dolore o magari per mantenere una lealtà familiare.

Il silenzio che si fa sentire

Ma quello che viene compresso nella cripta non smette di agire. Diventa un segreto di famiglia.  Che non parla, ma si fa sentire attraverso ripetizioni, risonanze emotive, comportamenti apparentemente inspiegabili che si manifestano nella vita di un discendente.

Questo processo avviene perché la coscienza familiare tende sempre a riportare ordine ed equilibrio nel sistema; in questo caso dando voce a qualcuno che non ha potuto esprimersi, e che per questo è stato escluso.

Non si tratta quindi di dimenticare il passato, come spesso qualcuno tenta di fare, quanto di dargli uno spazio nuovo, visibile.

Serve portare luce su queste presenze e sulla loro sofferenza, guardando tutto con uno sguardo consapevole, rispettoso e soprattutto compassionevole, che possa restituire loro dignità anche in caso degli eventi più terribili.

E’ questo che permette ai discendenti di comprendere alcune risonanze interiori o modalità relazionali che sembrano sfuggire alla logica del presente. E anche di sciogliere identificazioni non consapevoli e così interrompere ripetizioni che si trascinano da generazioni.